
Tra tutte le cose che ho scritto in quarant’anni di vita e di parole, c’è una frase che mi è rimasta addosso più delle altre. Una frase che è diventata un titolo, un manifesto, e forse persino una piccola preghiera laica. Quella frase è: “Non pettinarti prima di partire”.
Mi rendo conto che, letta così, suona strana. Viviamo in un mondo che ci urla costantemente l’esatto contrario. Fin da bambini ci sentiamo dire: “Pettinati”, “Mettiti in ordine”, “Presentati bene”, “Fai bella figura”. Crescendo, l’imperativo diventa ancora più assordante. Nella nostra “società immediata”, l’apparenza è la valuta corrente. Prima di uscire di casa, controlliamo lo specchio. Prima di pubblicare una foto, applichiamo un filtro. Prima di parlare, “pettiniamo” le nostre opinioni affinché siano accettabili, non offensive, perfettamente allineate con il sentire comune.
Il pettine è diventato lo strumento simbolo della nostra epoca. È lo strumento che serve a districare i nodi, a lisciare le increspature, a rendere tutto piatto, ordinato, uniforme. Ma io, Giorgio Cardellino, ho deciso di fare una scelta diversa. Ho deciso di posare il pettine. E con questo mio libro, e con tutto il mio lavoro di autore, invito voi a fare lo stesso.
Oggi voglio spiegarvi perché questo invito non è una battuta, né un consiglio estetico (ognuno faccia dei suoi capelli ciò che vuole!), ma è una chiave per aprire una porta che teniamo chiusa da troppo tempo: la porta della nostra verità interiore. Voglio portarvi al cuore del mio libro, spiegarvi cosa troverete tra quelle pagine e perché credo che “uscire spettinati” sia l’atto più coraggioso che possiate compiere oggi.
Il simbolismo del “pettine”: la censura del sé
Per capire perché vi invito a non pettinarvi, dobbiamo prima capire cosa rappresenta metaforicamente l’atto di pettinarsi. I capelli sono, simbolicamente, i nostri pensieri. Sono le emanazioni della nostra testa. Appena svegli, i nostri capelli sono in disordine. Hanno preso la forma del cuscino, del sogno, dell’irrequietezza notturna. Sono naturali. Sono selvaggi. Allo stesso modo, i nostri pensieri e le nostre emozioni, allo stato brado, sono “spettinati”. Siamo un groviglio di contraddizioni: proviamo amore e odio contemporaneamente, siamo felici ma malinconici, coraggiosi ma terrorizzati.
Il “pettine” sociale interviene per mettere ordine in questo caos vitale. Ci dice: “Non puoi essere triste oggi, è il compleanno di tua madre, sorridi”. (Passata di pettine). Ci dice: “Non dire che hai paura del futuro, devi sembrare un vincente al colloquio di lavoro”. (Passata di pettine). Ci dice: “Non mostrare che sei ferito, mantieni la dignità”. (Altra passata).
A forza di pettinare, sciogliamo i nodi. Ma i nodi siamo noi! I nodi sono i punti in cui la vita si è aggrovigliata, sono le cicatrici, sono i ricordi, sono le passioni. Un capello perfettamente liscio è bellissimo da vedere, ma scivola via tra le dita. Non trattiene nulla. Una vita perfettamente “pettinata” è una vita che scivola via senza attrito, senza profondità. È una vita recitata, non vissuta.
Quando vi dico “Non pettinarti prima di partire”, vi sto dicendo: abbiate il coraggio di portare nel mondo i vostri nodi. Abbiate il coraggio di presentarvi all’appuntamento con la vita con la vostra confusione, con le vostre domande irrisolte, con la vostra faccia stropicciata dal sonno o dal pianto. Perché solo lì, in quel disordine, risiede la vostra autenticità.
Cosa significa “Partire”?
Il secondo termine dell’equazione è “partire”. Nel mio libro, la partenza non è necessariamente un viaggio verso le Maldive o New York. Partire è uscire da sé per incontrare l’Altro. Partire è iniziare una giornata. È iniziare un amore. È affrontare un dolore. Ogni volta che varchiamo la soglia della nostra interiorità per entrare in contatto con il mondo esterno, stiamo partendo.
La tentazione è quella di prepararsi alla partenza costruendo un avatar. “Adesso esco e sarò simpatico, brillante, efficiente”. Ma se parto indossando una maschera, chi è che sta viaggiando? Non sono io. È il mio personaggio. E se il mio personaggio incontra qualcuno e viene amato, chi è che viene amato? Non io. Il personaggio. Ecco perché ci sentiamo così soli anche in mezzo alla gente: perché nessuno incontra mai il nostro vero “io spettinato”. Incontrano solo la nostra acconciatura perfetta.
Il mio invito è radicale: parti come sei. Se sei triste, portati dietro la tua tristezza come bagaglio a mano. Non nasconderla nella stiva. Se sei felice in modo stupido e irrazionale, lascia che quella felicità ti scompigli i capelli. Solo se parti “senza pettinarti” potrai vivere incontri reali. Solo due persone “spettinate” possono abbracciarsi davvero senza paura di rovinarsi la messa in piega.
Il libro: un manuale di resistenza alla fretta
Tutto questo discorso filosofico è la spina dorsale del mio libro Non pettinarti prima di partire. Ma cosa c’è, concretamente, dentro queste pagine? Cosa dovete aspettarvi se decidete di accogliere il mio invito?
Non troverete una trama lineare, come in un romanzo giallo. La vita non ha una trama lineare, e io voglio scrivere di vita vera. Troverete una raccolta di sguardi. Il libro è strutturato come una serie di fermate lungo un viaggio. Ogni pagina è un invito a rallentare. Nella “società immediata”, la velocità è la scusa che usiamo per non guardarci dentro. Corriamo per non sentire. Il mio libro è un dosso artificiale. Vi costringe a frenare.
Troverete riflessioni nate dall’osservazione microscopica della realtà. Parlo di come cambia la luce in una stanza vuota. Parlo del sapore del caffè bevuto in solitudine. Parlo della sensazione che si prova guardando un vecchio che cammina con fatica. Perché mi soffermo su questi dettagli? Perché è lì che si nasconde la Consapevolezza.
Consapevolezza è una parola chiave del testo. Essere consapevoli significa smettere di vivere col pilota automatico. Quante volte vi è capitato di guidare per chilometri e non ricordare la strada fatta? Ecco, molti di noi vivono intere decadi così. Leggere Non pettinarti prima di partire è un esercizio di risveglio. Le mie parole cercano di scuotervi dolcemente (o a volte bruscamente) per dirvi: “Ehi, sei qui. Guardalo, questo momento. Non tornerà più”.
Emozioni sincere: il cuore pulsante della pagina
Oltre alla riflessione, nel libro troverete le emozioni. Quelle vere. Quelle che non vanno di moda. Oggi vanno di moda le emozioni performanti: l’entusiasmo, la grinta, la positività tossica del “andrà tutto bene”. Nel mio libro troverete spazio per la malinconia, che per me è una forma di intelligenza. Troverete spazio per il dubbio. Troverete spazio per la nostalgia, non come rifugio passivo, ma come modo per capire chi siamo stati e chi stiamo diventando.
Ho cercato di usare una lingua che fosse il più possibile vicina al parlato dell’anima. Ho evitato le parole difficili, quelle che creano distanza. Ho cercato le parole “di terra”, quelle che usiamo quando siamo seduti in cucina con un amico alle due di notte. Voglio che, leggendo, sentiate la mia voce. Non la voce di un professore, ma la voce di un compagno di viaggio che, come voi, sta cercando di orientarsi senza mappa.
C’è un patto che faccio con il lettore nella prima pagina: io non ti mentirò. Non ti dirò che la vita è facile. Non ti dirò che basta volere per ottenere. Ti dirò che la vita è complessa, a volte ingiusta, spesso faticosa, ma incredibilmente, disperatamente bella se hai il coraggio di guardarla senza filtri. La bellezza che troverete nel libro è una bellezza ruvida. È la bellezza di un volto segnato dal tempo, non quella di una bambola di porcellana.
Perché dovresti leggerlo proprio ora?
Forse ti stai chiedendo: “Perché dovrei leggere questo libro adesso?”. Perché siamo stanchi. Siamo stanchi di dover essere sempre all’altezza. Siamo stanchi della competizione. Siamo stanchi di dover mostrare solo il lato vincente. Non pettinarti prima di partire è un rifugio. È un luogo dove puoi entrare, chiudere la porta e dire: “Ok, qui posso essere me stesso”. È un libro che ti dà il permesso di essere imperfetto. Anzi, ti dice che la tua imperfezione è la cosa più interessante che hai.
In un’epoca in cui siamo sommersi da manuali che ci insegnano come “migliorarci”, come essere più produttivi, più magri, più ricchi, il mio libro è un’anomalia. È un libro che ti dice: “Vai bene così. Fermati un attimo. Respira. Guardati intorno”. Serve a riconnetterti con la tua umanità, che spesso sacrifichiamo sull’altare dell’efficienza.
Un oggetto fisico in un mondo digitale
C’è un altro aspetto a cui tengo molto: la fisicità del libro. In un mondo di ebook e post fugaci, Non pettinarti prima di partire è pensato per essere tenuto in mano, sottolineato, piegato. Voglio che diventi un oggetto vissuto. Voglio che lo portiate con voi in borsa, che lo leggiate sul treno, che ci rovesciate sopra il caffè (sarebbe molto “non pettinato” da parte vostra!). Le parole hanno un peso diverso quando sono stampate su carta. Rimangono. Un post scorre via, una pagina resta lì ad aspettarti. Questo libro è un’ancora in un mare digitale in tempesta.
L’invito finale: prenota il tuo viaggio
Se siete arrivati a leggere fin qui, significa che qualcosa in questo discorso ha risuonato in voi. Forse anche voi sentite il peso del “pettine” sociale. Forse anche voi avete voglia di partire senza maschere. Se è così, allora questo libro è stato scritto per voi.
Non lo troverete negli scaffali della grande distribuzione anonima, dove i libri sono trattati come merce da un tanto al chilo. Ho scelto un rapporto diretto con i miei lettori. Voglio sapere chi siete. Voglio che il libro passi dalle mie mani alle vostre.
Per questo, il mio invito è, ancora una volta, “strano” e diretto. Non cliccate su un carrello anonimo. Andate alla pagina Contatti del mio sito. Scrivetemi. Ditemi: “Giorgio, voglio leggere il libro”. Ditemi, se vi va, perché. Ditemi cosa vi aspettate. Ditemi se vi sentite pettinati o spettinati in questo periodo della vostra vita.
Sarà un piacere per me rispondervi personalmente, darvi tutte le indicazioni per avere la vostra copia e, magari, scrivervi una dedica che sia solo per voi. Perché ogni copia è un inizio di dialogo, e io non vedo l’ora di iniziarlo con voi.
Non pettinatevi prima di scrivermi. Fatelo e basta. La vostra copia di Non pettinarti prima di partire vi aspetta, pronta a spettinarvi ancora di più le certezze e ad accarezzarvi l’anima.
Vi aspetto dall’altra parte dello specchio.