Rallentare ti fa paura? Ecco perché è proprio lì che inizia la poesia.

C’è un attimo, appena prima di addormentarsi o appena svegli, in cui il motore della mente non è ancora andato su di giri. In quel frammento di tempo, c’è silenzio. E cosa facciamo noi, figli di questa epoca frenetica? Allunghiamo la mano verso il comodino, afferriamo lo smartphone e controlliamo le notifiche. Riempiamo quel vuoto. Lo uccidiamo subito, prima che possa espandersi.

Perché lo facciamo? Perché rallentare ci fa paura. Fermarsi ci terrorizza. Siamo stati educati all’idea che “chi si ferma è perduto”, che il tempo è denaro, che l’inattività è una colpa. Ma la verità, quella che sussurro nelle pagine di Non pettinarti prima di partire, è un’altra: la velocità è un anestetico. Corriamo per non sentire. Corriamo per non pensare. Corriamo per non dover affrontare l’immagine di noi stessi che lo specchio ci rimanda quando siamo fermi.

Oggi voglio parlarvi proprio di questa paura. E voglio dirvi perché, se avete il coraggio di attraversarla, dall’altra parte troverete qualcosa di prezioso: la poesia. E con la poesia, la vita vera.

La vertigine del freno a mano

Avete mai provato a camminare per strada molto lentamente, mentre tutti gli altri corrono? Provateci. Sentirete un disagio fisico. Vi sentirete d’intralcio, fuori posto, quasi colpevoli. È la vertigine del freno a mano. La nostra società è costruita sul movimento perpetuo. Se non produci, se non consumi, se non ti sposti, sei un errore del sistema.

Io, Giorgio Cardellino, ho passato buona parte della mia vita a cercare di stare al passo, come tutti. Ma poi la scrittura mi ha imposto un ritmo diverso. Per scrivere “davvero”, come piace a me, per catturare emozioni e non solo concetti, ho dovuto imparare a tirare quel freno a mano. E vi confesso: all’inizio fa male. Quando rallenti, il rumore di fondo scompare e improvvisamente senti i rumori interni. Senti quel pensiero che cercavi di scacciare. Senti quella malinconia che avevi coperto con mille impegni. Senti la fatica.

Rallentare è un atto di coraggio perché significa togliere le difese. Significa restare nudi di fronte al mondo e a se stessi. Ecco perché fa paura: perché ci costringe a vedere le cose come stanno, non come vorremmo che fossero nella nostra versione accelerata e “pettinata” della realtà.

La pratica della consapevolezza: Osservare, Ascoltare, Sentire

Ma è proprio lì, in quella zona di disagio, che avviene il miracolo. È lì che inizia la poesia. Non parlo solo della poesia scritta in versi. Parlo della poesia come attitudine, come modo di stare al mondo. Quando accetti di rallentare, attivi tre superpoteri che avevi dimenticato di avere.

1. Osservare (invece di guardare) Guardare è un atto meccanico: i tuoi occhi registrano forme e colori per non farti sbattere contro i pali. Osservare è un atto intenzionale. Quando rallenti, smetti di vedere “la folla” e inizi a vedere i visi. Smetti di vedere “il traffico” e vedi la persona stanca al volante nell’auto accanto alla tua. Nel mio libro Non pettinarti prima di partire, l’invito a “non pettinarsi” è anche questo: smetti di preoccuparti di come appari tu agli altri e inizia a preoccuparti di come gli altri appaiono a te. La bellezza si nasconde nei dettagli che solo un occhio lento può catturare.

2. Ascoltare (invece di sentire) Siamo immersi nel frastuono. Ma quante volte ascoltiamo davvero? Rallentare significa fare spazio al silenzio tra le parole. Quando parlo con qualcuno, cerco di ascoltare non solo quello che dice, ma anche come lo dice. Il tremore nella voce, la pausa, il sospiro. Lì c’è la verità. La poesia nasce dall’ascolto. Se non sai ascoltare il vento, o il respiro di chi ami, o il tuo stesso battito cardiaco, non avrai mai nulla di interessante da scrivere (o da vivere).

3. Sentire (invece di subire) Nella corsa quotidiana, le emozioni ci colpiscono e noi reagiamo di riflesso. Qualcuno ci taglia la strada -> rabbia. Riceviamo un complimento -> sorriso veloce. È tutto automatico. Rallentare ti permette di sentire l’emozione mentre nasce, di darle un nome, di abitarla. Ti permette di dire: “Ok, sono triste. Perché? Di che colore è questa tristezza? Cosa mi sta dicendo?”. Sentire con consapevolezza trasforma il dolore in esperienza e la gioia in gratitudine.

Come la lentezza diventa Scrittura (e Lettura)

Tutto questo si traduce direttamente nel mio lavoro di autore. Le poesie di Canti di notte o le riflessioni di Non pettinarti prima di partire non sono nate in metropolitana guardando l’orologio. Sono nate in momenti rubati alla fretta. Sono nate perché mi sono fermato a guardare una crepa nel muro abbastanza a lungo da vederci dentro una storia. Sono nate perché ho ascoltato un ricordo fino a fargli male, fino a estrarne il succo.

Scrivere è l’arte di fissare il tempo. Ma per fissarlo, devi prima fermarlo. E la lettura? La lettura è l’altra faccia della medaglia. Non leggete i miei libri come leggete le notizie sullo smartphone. Non “scrollate” le pagine. Leggere poesia richiede di rallentare il respiro. Richiede di accettare che una frase di tre parole possa richiedere dieci minuti per essere digerita. Leggere è un allenamento alla pazienza. È un atto di resistenza contro la superficialità.

Quando prendete in mano un libro cartaceo, sentitene il peso, l’odore. Siate presenti. Quel libro è il risultato di anni di lentezza dell’autore, offerti alla vostra lentezza. È un incontro che può avvenire solo se entrambi, io e voi, decidiamo di scendere dalla giostra.

La poesia è ciò che resta quando smetti di correre

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: rallentare ti fa paura? È normale. Fa paura anche a me, ogni giorno. La tentazione di riempirsi l’agenda, di correre, di “fare cose” per sentirsi importanti è sempre lì. Ma so che se cedo a quella tentazione, perdo la magia. Perdo la capacità di stupirmi. Perdo la connessione profonda con la realtà.

La poesia non si trova nella fretta. La poesia è timida. Esce fuori solo quando tutto si calma. È quel pensiero lucido che arriva guardando la pioggia. È quella comprensione improvvisa che ti scalda il cuore mentre bevi un caffè da solo. La poesia è ciò che resta quando smetti di correre e inizi, finalmente, a essere.

Io ho scelto di dedicare la mia vita a questo rallentamento, a questa ricerca di “bellezza e verità” che non possono essere afferrate al volo, ma vanno attese. I miei libri sono il mio tentativo di condividere con voi questa conquista. Sono piccoli manuali di resistenza alla velocità.

Accetta l’invito

Se senti che la tua vita sta andando troppo veloce, se senti quella vertigine e quella paura del vuoto, forse è il momento di provare a fermarti. Non serve andare in un monastero tibetano. Basta iniziare con un libro giusto. Non pettinarti prima di partire è stato scritto proprio per te che cerchi il coraggio di rallentare. È un compagno di viaggio che non ti mette fretta, che non ti giudica se sei “spettinato”, ma che ti invita dolcemente a sederti e a guardare il panorama.

Non comprarlo con un click distratto mentre fai altro. Fai un gesto lento, intenzionale. Vai alla pagina Contatti. Scrivimi. Dimmi: “Giorgio, voglio rallentare. Voglio leggere il tuo libro”. O anche solo: “Giorgio, ho paura di fermarmi, parliamone”.

Prenota la tua copia parlandomi, da persona a persona. Rendiamo anche l’acquisto un momento di relazione, un momento “lento”. Io sono qui, non scappo. Ho tutto il tempo del mondo per ascoltarti.

Ti aspetto, con calma.

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