
Se guardo la lista delle cose che vanno di moda oggi, mi sento un sopravvissuto di un’altra epoca. Vanno di moda la velocità, l’apparenza, il cinismo mascherato da ironia, il successo ostentato, la perfezione dei filtri digitali. Vanno di moda le risposte facili a problemi complessi. Vanno di moda l’urlo e la polemica.
In questo bazar rumoroso che è la nostra “società immediata”, ci sono due grandi assenti. Due parole antiche, pesanti, che sembrano essere state messe in soffitta come vecchi mobili ingombranti che non si adattano più all’arredamento minimalista moderno. Queste due parole sono Bellezza e Verità.
Io, Giorgio Cardellino, ho deciso di andare in soffitta, recuperare quei mobili, spolverarli e rimetterli al centro della stanza. Non perché io sia un antiquario nostalgico, ma perché sono convinto che senza queste due cose moriamo di freddo. Nel mio sito scrivo che il mio scopo è “restituire bellezza e verità”. È una frase impegnativa, me ne rendo conto. Potrebbe sembrare presuntuosa. Ma oggi voglio spiegarvi cosa significa davvero per me, perché le inseguo con tanta ostinazione e perché credo che, sotto sotto, manchino disperatamente anche a voi.
La Verità: togliere il trucco alla realtà
Iniziamo dalla Verità. E sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non parlo della Verità con la V maiuscola, quella dogmatica, quella di chi pensa di avere la soluzione in tasca. Quella mi fa paura. Io parlo della verità emotiva. Parlo della verità dell’esperienza umana.
Nella società dell’immagine, la verità è diventata imbarazzante. È imbarazzante ammettere di essere tristi senza motivo. È imbarazzante dire “ho sbagliato”. È imbarazzante mostrare le proprie rughe, le proprie cicatrici, i propri dubbi. Siamo tutti impegnati a “pettinarci” prima di uscire, prima di postare, prima di parlare. Ci costruiamo avatar perfetti, vite editate dove il sole splende sempre.
Inseguire la verità, per me, significa fare l’esatto opposto. Significa avere il coraggio della crudezza. Quando scrivo una poesia o un racconto, il mio primo dovere è verso ciò che sento davvero, non verso ciò che dovrei sentire. Se provo invidia, scrivo dell’invidia. Se provo smarrimento, non cerco di mascherarlo da saggezza: scrivo lo smarrimento.
In Non pettinarti prima di partire, la verità è il tema centrale. L’invito a non pettinarsi è metaforico: significa smettila di aggiustare la realtà per renderla presentabile. La verità è spesso spettinata. È ruvida al tatto. Perché non va di moda? Perché è scomoda. La verità richiede tempo per essere digerita. La verità a volte ferisce prima di guarire. Ma è l’unica cosa che ci rende solidi. Le bugie (soprattutto quelle che raccontiamo a noi stessi) sono castelli di carta; basta un soffio di vento e crollano. La verità è pietra. Ci puoi costruire sopra. Io scrivo per costruire su pietra.
La Bellezza: non è quella delle riviste
E poi c’è la Bellezza. Anche qui, attenzione alle trappole. Non parlo della bellezza estetica, quella dei canoni irraggiungibili, quella levigata e simmetrica che ci viene venduta ogni giorno. Quella non è bellezza, è decorazione. È cosmetica.
La Bellezza che inseguo io è qualcosa di più viscerale. È una forza. È la capacità di trovare un senso armonico anche nel dolore. È la luce che filtra da una tapparella rotta. È il gesto di una mano che ne cerca un’altra nel buio.
“Restituire bellezza” è un verbo che amo molto. “Restituire” implica che la bellezza non è mia, non la creo io dal nulla. La bellezza è già lì, nel mondo, nascosta sotto la polvere della disattenzione. Il mio compito come autore è vederla, raccoglierla, pulirla con le parole e restituirvela. È un atto di servizio. Viviamo in un mondo che spesso ci sembra brutto, ostile, grigio. La poesia serve a ricordarci che non è tutto così. Serve a puntare il faro su quei dettagli che salvano.
La bellezza non va di moda perché è inutile. Non produce fatturato. Non serve a “funzionare” meglio. Serve solo a vivere meglio. Serve a nutrire l’anima. E in un mondo che si preoccupa solo di nutrire il corpo e l’ego, l’anima è spesso denutrita.
Come lo faccio: Memoria, Sentimenti, Sogno
Ma passiamo dalla teoria alla pratica. Come cerco di inseguire e restituire questi due valori nei miei testi? Lo faccio lavorando su tre materiali grezzi che cito spesso nel mio universo narrativo: la Memoria, i Sentimenti e il Sogno.
1. La Memoria come atto di Verità In Canti di notte, ho raccolto scritti dal 1979 al 2022. La memoria è un campo di battaglia per la verità. La tentazione è sempre quella di addolcire il passato, di dire “si stava meglio quando si stava peggio”. Io cerco di evitare questa trappola. Uso la memoria per riportare a galla non solo i fatti, ma il clima emotivo di quegli anni. La verità della memoria sta nel ricordare anche le paure, le incertezze di quei decenni, non solo le gioie. E la bellezza? La bellezza sta nel vedere che siamo sopravvissuti. Sta nel vedere il filo rosso che lega il ragazzo che ero all’uomo che sono. Restituire la memoria significa dire: “Questo è accaduto, questo siamo stati. Non dimentichiamolo, perché è vero”.
2. I Sentimenti come bussola I sentimenti sono il luogo dove verità e bellezza si incontrano. Nel mio blog e nei miei libri, parlo spesso di emozioni. Non lo faccio per sentimentalismo. Lo faccio perché i sentimenti sono l’unica cosa che non può essere simulata a lungo. Se sei felice, sei felice. Se soffri, soffri. Il corpo non mente. La mia scrittura cerca di tradurre il linguaggio muto dei sentimenti in parole leggibili. È un lavoro di traduzione faticoso. Cercare la parola esatta per definire un tipo specifico di malinconia è un atto di precisione, di verità. E quando quella parola arriva e “suona” giusta, ecco che scaturisce la bellezza.
3. Il Sogno come espansione “Ciò che immagino e sogno” non è fuga dalla realtà. È il tentativo di vedere la verità profonda delle cose, quella che gli occhi non vedono. A volte la realtà nuda e cruda è troppo limitata. Il sogno aggiunge la dimensione del possibile. C’è una bellezza struggente nel sognare un mondo migliore, o un amore perfetto, anche sapendo che forse non si realizzeranno mai. Quella tensione verso l’alto, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, è una delle verità più belle dell’essere umano. Io scrivo per dare spazio a questa tensione.
Perché “Restituire”?
Torno su quel verbo: Restituire. Perché sento il bisogno di restituire? Perché credo che l’artista (e mi definisco tale con umiltà, ma con consapevolezza) abbia un debito verso la vita. La vita mi dà le esperienze. Mi dà gli incontri. Mi dà le ferite e le carezze. Mi dà il materiale grezzo. Se io tenessi tutto per me, sarei un avaro. Sarei un buco nero che assorbe luce e non ne emette.
Scrivere è il mio modo di sdebitarmi. Io prendo il caos del mondo, lo passo attraverso il filtro della mia sensibilità, cerco di estrarne la verità e di dargli una forma di bellezza, e poi ve lo ridò. Ve lo restituisco sotto forma di libro, di poesia, di racconto. Spero che quello che vi restituisco sia più pulito, più chiaro, più maneggiabile di quello che avevate prima. Spero che leggendo una mia pagina possiate dire: “Ah, ecco. Adesso questo dolore ha un nome. Adesso questo ricordo ha un senso. Adesso vedo la bellezza anche qui”.
Una caccia solitaria… o forse no?
Inseguire bellezza e verità è faticoso. Spesso è una caccia solitaria. Ti senti fuori posto quando tutti parlano di apparenza e tu vuoi parlare di sostanza. Ti senti lento quando tutti corrono. Ti senti “non pettinato” quando tutti sono in ghingheri.
Ma io ho il sospetto, anzi la certezza, di non essere davvero solo. So che anche voi, che state leggendo queste righe, sentite la mancanza di queste due parole. So che anche voi siete stanchi della plastica e cercate il legno vivo. So che anche voi, nel silenzio della vostra notte, cercate verità e bellezza.
Per questo continuo a scrivere. Per lanciare segnali di fumo. Per dire: “Ehi, sono qui. Anche io cerco quello che cercate voi”.
Dialoghiamo su ciò che conta
Se questo articolo ha risuonato dentro di voi, se avete sentito quel piccolo “clic” di riconoscimento di cui parlo spesso, non lasciate che finisca qui. La bellezza si moltiplica quando viene condivisa. La verità diventa più forte quando viene detta ad alta voce a qualcun altro.
Vi invito, come sempre ma più di sempre, a usare la pagina Contatti. Non per formalità. Ma per necessità. Scrivetemi cosa significano per voi Bellezza e Verità. Ditemi dove le trovate nella vostra vita quotidiana. O ditemi se fate fatica a trovarle, e parliamone.
Potete scrivermi per chiedermi dei libri, certo. Ma potete scrivermi anche solo per dire: “Giorgio, oggi ho visto una cosa vera e volevo dirtelo”. Io sono qui per accogliere queste testimonianze. Inseguiamole insieme, queste cose fuori moda. Forse, se siamo in tanti a rincorrerle, torneranno a essere il centro del mondo.
Vi aspetto.