Il silenzio della notte non è vuoto: è pieno di parole (e io le ascolto)

C’è un momento preciso, quando l’orologio segna un’ora tarda e il rumore del traffico si spegne, in cui la maggior parte delle persone prova un sottile disagio. È il momento in cui la televisione viene spenta, le notifiche smettono di arrivare, le voci dei familiari si quietano nel sonno. È il momento del silenzio.

Nella nostra “società immediata”, il silenzio ha una cattiva reputazione. Viene scambiato per il nulla. Viene percepito come un vuoto minaccioso, un abisso da riempire il prima possibile con qualcosa: musica, pensieri ansiosi sul domani, scrollate infinite sui social media. Abbiamo il terrore che, se smettiamo di sentire rumore, smettiamo di esistere.

Io, Giorgio Cardellino, ho un rapporto diverso con questo momento. Per me, il silenzio della notte non è vuoto. Al contrario: è troppo pieno. È assordante. È uno spazio denso, vibrante, affollato di presenze invisibili. Il silenzio della notte è pieno di parole che durante il giorno non hanno trovato spazio per essere dette. Ed è proprio lì, in quella cattedrale buia, che io mi siedo e inizio il mio vero lavoro: ascoltare.

Oggi voglio portarvi dentro l’atmosfera che ha generato il mio libro Canti di notte. Voglio spiegarvi perché quel titolo non è solo poetico, ma descrittivo. E voglio invitarvi a non avere paura del buio, perché è proprio nel buio che le cose brillano di più.

L’inganno del giorno e la verità della notte

Di giorno siamo tutti un po’ sordi. Non è colpa nostra. Siamo bombardati. Il mondo diurno urla. Urla ordini, urla pubblicità, urla opinioni non richieste. Il frastuono della vita pratica – il lavoro, le commissioni, la burocrazia, le convenzioni sociali – copre tutto. Di giorno, le nostre emozioni sono costrette a urlare per farsi sentire, e spesso ne escono distorte, esagerate o banalizzate.

La notte ristabilisce le proporzioni. La notte è il regno della verità. Il buio cancella i confini visivi che ci distraggono (la polvere sul mobile, l’auto da lavare, l’abito del vicino) e ci costringe a guardare dentro. Quando il sole tramonta, le maschere che indossiamo per sopravvivere alla giornata cadono sul comodino insieme all’orologio. Restiamo noi. Nudi. Soli. Ed è qui che inizia la magia.

Per me, scrivere di notte non è una scelta estetica, è una necessità acustica. Ho bisogno che il mondo stia zitto per poter sentire quello che ho dentro. Avete presente quando cercate di ascoltare una stazione radio lontana e dovete girare la manopola finché il fruscio sparisce e la voce arriva nitida? Ecco, la notte è quel momento in cui la frequenza si pulisce. Le parole che arrivano di notte hanno un peso specifico diverso. Sono più dense. Sono state filtrate dalla stanchezza, decantate dall’esperienza. Non sono parole di reazione (come quelle che usiamo nei litigi diurni), sono parole di riflessione.

Canti di notte: cronaca di un ascolto durato quarant’anni

Il mio libro, Canti di notte, è il risultato tangibile di questo ascolto prolungato. Non è un libro scritto in un mese. È un libro che raccoglie scritti dal 1979 al 2022. Immaginate quante notti ci sono in quarant’anni. Quante volte mi sono seduto al tavolo, mentre la casa dormiva, con solo la luce di una lampada a farmi compagnia. Cosa ascoltavo?

Ascoltavo il respiro del tempo. Nel 1979, il silenzio della notte mi parlava di speranze giovanili, di sogni di rivoluzione, di amori che sembravano eterni e che bruciavano come stelle supernove. Le parole erano veloci, ritmate, quasi musicali (molti testi nascono infatti come canzoni). Negli anni ’90, il silenzio è cambiato. È diventato più riflessivo, forse più amaro. Mi parlava di un mondo che stava cambiando pelle, di certezze che crollavano, di una maturità che chiedeva il conto. E poi il nuovo millennio, fino al 2022. Il silenzio di oggi è diverso ancora. È il silenzio di chi ha visto molto, di chi ha capito che non si può cambiare tutto il mondo, ma si può cambiare il proprio sguardo sul mondo.

In Canti di notte, ho trascritto ciò che il buio mi ha dettato. Ci sono poesie che raccontano eventi collettivi, momenti che abbiamo vissuto tutti ma che forse abbiamo dimenticato nella fretta del giorno. La notte conserva la memoria meglio del giorno. Il giorno brucia, la notte conserva. Rileggendo quei testi, mi rendo conto che non stavo inventando nulla. Stavo solo facendo da segretario alla notte. Stavo prendendo appunti mentre la vita mi sussurrava i suoi segreti.

Il valore del silenzio come spazio creativo

Molti aspiranti scrittori o artisti mi chiedono dove trovo l’ispirazione. La risposta è sempre la stessa: nel silenzio. L’ispirazione non è un fulmine che cade dal cielo mentre corri in autostrada. L’ispirazione è un animale timido. Non si avvicina se c’è confusione. Devi stare fermo, zitto e aspettare.

Il silenzio è il mio spazio creativo per eccellenza. È una tela bianca. Quando tutto tace, la mia mente smette di essere reattiva (rispondere agli stimoli esterni) e diventa attiva (creare immagini interne). È nel silenzio che il mio “mondo interiore” si espande. Di giorno, il mio mondo interiore è compresso, schiacciato dai doveri. Di notte, si allarga. Le pareti della stanza sembrano sparire e io posso viaggiare nel tempo e nello spazio. Posso tornare bambino. Posso immaginare futuri alternativi. Posso dialogare con persone che non ci sono più.

Il silenzio non è assenza di suono, è presenza di sé. È in questo spazio che nascono le connessioni più profonde. Quando scrivo nel silenzio, sento un filo invisibile che mi collega a tutti gli altri esseri umani che, in quello stesso momento, sono svegli e stanno pensando, soffrendo o sognando. Sento la solidarietà degli insonni. Sento la fratellanza di chi pensa troppo. E cerco di mettere quella sensazione nelle mie parole. Voglio che, quando leggerete il libro, sentiate che quelle parole non sono state scritte per voi, ma con voi.

Cosa ascolto nel buio?

Ma concretamente, di cosa è pieno questo silenzio? Quali sono queste “parole” che dico di ascoltare?

  1. Le parole non dette. Quante volte durante il giorno vorremmo dire “ti voglio bene”, “scusa”, “ho paura”, “aiutami”, e invece stiamo zitti per orgoglio o vergogna? Di notte, quelle parole tornano a galla. Galleggiano nel buio della stanza. Io le prendo e le metto su carta, dando loro una seconda possibilità di esistere.
  2. I ricordi che chiedono giustizia. Ci sono ricordi che bussano alla porta quando siamo più vulnerabili. Non sono solo immagini, sono storie che vogliono essere raccontate per non andare perdute. In Canti di notte, ci sono decenni di questi ricordi salvati dall’oblio.
  3. Le domande senza risposta. Il famoso “perché?” di cui parlo spesso. Di giorno lo copriamo con le risposte pratiche. Di notte, la domanda torna nuda. “Perché viviamo?”, “Perché moriamo?”, “Cos’è l’amore?”. Il silenzio non dà risposte, ma permette alla domanda di risuonare in tutta la sua potenza. E la poesia non è altro che l’eco di quella domanda.
  4. La musica delle cose. Il silenzio ti fa sentire il ritmo del mondo. Il vento tra le foglie, il ticchettio della pioggia, il battito del cuore. Tutto ha un ritmo. La mia scrittura cerca di catturare questa musica naturale. Le mie poesie devono “suonare”, devono avere una cadenza che ricorda il respiro notturno.

Il mio invito: non coprite il silenzio

Scrivo questo articolo con una speranza. Spero che la prossima volta che vi ritroverete svegli nel cuore della notte, o la prossima volta che spegnerete la luce, non cercherete subito di distrarvi. Provate a stare in quel silenzio per cinque minuti. Non abbiatene paura. Non è vuoto. È pieno di voi.

È pieno delle vostre parole vere, quelle che non avete il coraggio di dirvi davanti allo specchio illuminato. Ascoltatele. Lasciate che emergano. Magari vi faranno piangere, o magari vi faranno sorridere. In ogni caso, vi renderanno più veri.

E se quel silenzio vi sembra troppo pesante da sostenere da soli, sappiate che i miei libri sono nati proprio per farvi compagnia in quei momenti. Canti di notte è pensato per essere letto quando fuori è buio. È un libro che non giudica, che non urla, che non pretende. È un libro che si siede accanto a voi e vi dice: “Lo sento anch’io. Ascoltiamo insieme”.

Parliamo della notte

Mi piacerebbe sapere che rapporto avete voi con la notte e con il silenzio. Siete tra quelli che crollano appena toccano il cuscino, o tra quelli che combattono con i pensieri fino all’alba? Trovate che la notte sia un rifugio o una prigione? E soprattutto: cosa vi sussurra il vostro silenzio?

Se vi va di condividere queste riflessioni intime, o se volete saperne di più su Canti di notte e su come averne una copia per i vostri momenti di insonnia creativa, vi invito a scrivermi. Andate alla pagina Contatti. Lì troverete il mio indirizzo, la mia porta aperta.

Non lasciate che le parole della notte svaniscano al mattino. Scrivetemi. Trasformiamo il silenzio in dialogo. Io sono qui, e ascolto.

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