
C’è una regola non scritta che impariamo fin da bambini, una sorta di meccanismo di difesa che la società ci installa nel cervello: “Tieni le cose per te”. Ci insegnano che il mondo interiore è una proprietà privata, un giardino recintato con mura alte e filo spinato, dove nessuno deve entrare senza un permesso speciale. Ci insegnano che mostrare le proprie fragilità è pericoloso, che dire ad alta voce “ho paura” o “mi sento solo” ci rende deboli, attaccabili. In questa “società immediata” in cui viviamo, l’apparenza è tutto. Mostriamo la facciata ridipinta di fresco, il sorriso smagliante sui social, i successi lavorativi. Ma la cantina? Il solaio polveroso dove ammassiamo i vecchi ricordi e i sogni rotti? Quelli restano chiusi a doppia mandata.
Beh, io ho deciso di scassinare quella serratura. Chi mi legge, chi ha preso in mano Canti di notte o chi si è lasciato guidare dalle riflessioni di Non pettinarti prima di partire, lo sa: per me, il mondo interiore non è un segreto. O almeno, non deve esserlo. Ho fatto una scelta precisa, anni fa. Ho scelto di trasformare la mia scrittura nella mia “voce più autentica”. Ho scelto di aprire i cancelli e dire: “Entrate pure. C’è un po’ di disordine, forse c’è qualche erbaccia, ma tutto quello che vedete è vero”.
Oggi voglio raccontarvi come faccio a compiere questo atto di esposizione, che per molti è follia, ma che per me è l’unico modo sensato di vivere e di scrivere. Voglio spiegarvi come si passa dal silenzio del cuore al rumore della parola scritta, e perché lo faccio.
L’esplorazione del mondo interiore: speleologia dell’anima
Prima di aprire il mondo interiore agli altri, bisogna avere il coraggio di visitarlo da soli. E credetemi, non è una gita turistica. Il mondo interiore di un essere umano – il mio, il vostro – è un luogo vasto e spesso buio. È fatto di stratificazioni geologiche. C’è lo strato superficiale delle preoccupazioni quotidiane. Poi, più sotto, c’è lo strato dei ricordi recenti. Scendendo ancora, troviamo le emozioni cristallizzate dell’infanzia, i traumi che pensavamo di aver superato, le gioie che ci hanno formato. E ancora più giù, nel nucleo, c’è il magma incandescente di ciò che “immagino e sogno”, le aspirazioni più profonde, quelle che spesso non confessiamo nemmeno a noi stessi.
Scrivere, per me, è fare speleologia. Significa mettere il caschetto con la torcia, prendere la piccozza e scendere laggiù. Quando scrivo una poesia, non sto inventando nulla. Sto riportando in superficie un reperto che ho trovato scavando dentro di me. A volte trovo diamanti grezzi (momenti di pura felicità, intuizioni luminose sulla bellezza del mondo). Altre volte trovo vecchi rottami arrugginiti (rimorsi, occasioni perse, rabbia). La tentazione sarebbe quella di portare fuori solo i diamanti e nascondere i rottami. Sarebbe più facile. Sarei più “piacevole”. Ma non sarei autentico.
L’esplorazione deve essere totale. Se voglio “capire il mondo”, come dico sempre, devo capire tutto il mio mondo interiore, non solo le parti belle. Devo accettare che dentro di me convivono la luce e l’ombra. E quando scrivo, devo avere l’onestà di mettere sulla pagina entrambe. Ecco perché dico che il mio mondo interiore non è un segreto: perché ho smesso di censurarmi. Ho smesso di dividere le emozioni in “presentabili” e “impresentabili”. Sono tutte mie. Sono tutte umane. E quindi, sono tutte degne di essere raccontate.
La scrittura come voce autentica
Ma come si fa, tecnicamente, ad aprire questo mondo senza sembrare egocentrici o patetici? Qui entra in gioco il concetto di “voce autentica”. La voce autentica è quella che non cerca di imitare nessuno. Non cerco di scrivere come i grandi poeti del passato, né come gli influencer del presente. Cerco di scrivere come Giorgio.
La voce autentica è quella che trema se c’è da tremare, e che ride se c’è da ridere. In Canti di notte, ripercorrendo i decenni dal 1979 al 2022, si sente come la mia voce è cambiata. A vent’anni urlavo, a quaranta ragionavo, oggi forse sussurro. Ma in ogni fase, ho cercato di essere fedele a quello che ero in quel momento. Aprire il proprio mondo interiore significa tradurre le sensazioni in parole senza usare filtri correttivi.
Avete presente quando scattate una foto col telefono e poi applicate un filtro per rendere i colori più vivaci o per togliere le imperfezioni della pelle? Ecco, la scrittura autentica è la foto senza filtro. È la foto “raw”. Nel mio libro Non pettinarti prima di partire, l’invito è proprio questo: non abbellirti prima di mostrarti. Quando scrivo, cerco di catturare l’emozione mentre è ancora calda, prima che la mente razionale intervenga per raffreddarla o per renderla più “educata”. Se scrivo di un addio, voglio che sentiate lo strappo. Se scrivo di un paesaggio, voglio che vediate quello che hanno visto i miei occhi, non una cartolina. La voce autentica è uno spazio dove esploro le emozioni più profonde e mi apro a nuove prospettive. È il mezzo di trasporto che porta il mio “dentro” verso il vostro “fuori”.
Perché lo faccio? L’intenzione di creare connessioni umane
Arriviamo al cuore della questione. Perché un uomo dovrebbe mettersi a nudo così? È esibizionismo? È narcisismo? No. È fame di connessione.
Io scrivo perché non voglio essere solo. E scrivo perché penso che nemmeno voi vogliate esserlo. Siamo monadi, chiusi nei nostri corpi, nelle nostre vite singole. Ma abbiamo un superpotere che può rompere queste pareti: l’empatia. E l’empatia viaggia sulle parole.
Quando io apro il mio mondo interiore e vi racconto una mia paura segreta, succede una cosa magica: voi leggete e pensate: “Ma guarda, anche lui ha paura di questo. Allora non sono sbagliato io. Allora è normale”. In quel preciso istante, io e te, che magari non ci siamo mai visti e viviamo a chilometri di distanza, siamo connessi. Il mio mondo interiore è diventato un ponte per entrare nel tuo.
La mia intenzione più profonda non è vendere libri (anche se, per carità, i libri sono il veicolo di tutto questo), ma è creare una rete di umanità condivisa. Voglio che la mia scrittura sia un luogo di incontro. Una piazza digitale e cartacea dove ci si può sedere e dire: “Parliamo di cose vere”. Voglio restituire bellezza e verità non per metterle in una teca da museo, ma per metterle in circolo. La bellezza, se non è condivisa, muore. La verità, se non è detta ad alta voce, marcisce dentro.
Ogni volta che pubblico un post su questo blog, o che mando in stampa una pagina, sto facendo un atto di fiducia. Mi sto fidando di voi. Vi sto consegnando le chiavi di casa mia. E la risposta che ricevo – le vostre lettere, i vostri messaggi, i vostri sguardi durante le presentazioni – mi conferma che ne vale la pena. Mi conferma che c’è un bisogno disperato, in questa società di plastica, di toccare qualcosa di vivo.
Oltre la pagina: incontriamoci
Tutto questo discorso sull’apertura e sulla connessione non può rimanere teorico. Deve diventare pratico. Io non sono uno scrittore fantasma. Sono qui. Esisto. Il mio mondo interiore è aperto, ma anche la mia agenda lo è (per quanto possibile!).
Credo fermamente nel valore del dialogo. La scrittura è l’inizio della conversazione, non la fine. Per questo, voglio usare questo spazio per lanciare un invito chiaro e diretto, coerente con tutto quello che ho scritto finora.
Se sei un lettore e ti sei sentito toccato dalle mie parole, scrivimi. Se sei un giornalista, un blogger, un podcaster e vuoi esplorare insieme a me questi temi, la mia porta è aperta. Sono disponibile per interviste. Mi piace rispondere alle domande, anche a quelle scomode. Mi piace raccontare il “dietro le quinte” dei libri, scavare ancora più a fondo nei “perché” che muovono la mia penna. Sono disponibile per collaborazioni. Se hai un progetto che parla di emozioni, di scrittura, di lentezza, di autenticità, parliamone. Magari le nostre voci possono unirsi e creare qualcosa di ancora più forte.
Non vedetemi come una firma su una copertina. Vedetemi come un compagno di viaggio. Se il mio mondo interiore non è un segreto, non voglio che lo sia nemmeno il vostro. Creiamo occasioni di confronto. Organizziamo incontri, virtuali o reali.
Andate alla pagina Contatti del mio sito. Lì non troverete un muro, ma una maniglia. Abbassatela. Entrate. Troverete Giorgio, con tutte le sue imperfezioni, i suoi sogni e la sua voglia di ascoltare.
Vi aspetto. Perché aprire il proprio mondo è bello, ma trovarci qualcuno dentro che ti capisce è meraviglioso.