Non pettinarti prima di partire: non è solo un libro… è un invito che ti spiazza

“Non pettinarti prima di partire”. Quando ho scelto questo titolo, sapevo di lanciare una piccola provocazione. Viviamo in un mondo che ci impone di essere sempre impeccabili, sempre pronti, sempre “pettinati” per l’occasione giusta. Dobbiamo avere la risposta pronta, il vestito giusto, il sorriso di circostanza, il profilo social aggiornato. Dobbiamo presentarci al mondo come prodotti finiti, lucidati, privi di difetti.

Ma la vita vera, quella che pulsa sotto la pelle, non è pettinata. La vita vera è spettinata dal vento, è stropicciata dagli abbracci, è segnata dalle notti insonni e dalle risate sguaiate. Ecco perché questo mio lavoro non è “solo un libro”. Se cercate un romanzo da consumare sotto l’ombrellone e dimenticare il giorno dopo, o un manuale di istruzioni per il successo rapido, vi consiglio di guardare altrove. Non lo dico con arroganza, ma con l’onestà di chi sa cosa ha messo in quelle pagine.

“Non pettinarti prima di partire” è un invito che ti spiazza. È un invito a fare l’esatto contrario di ciò che ci hanno insegnato fin da bambini. È un invito a smettere di prepararsi a vivere, e iniziare finalmente a farlo. È un invito a rallentare, osservare e abbracciare quella meravigliosa imperfezione che ci rende umani.

L’urgenza di rallentare

Scrivo per capire il mondo, lo sapete. E una delle cose che ho capito osservando la nostra società è che siamo malati di velocità. Siamo tutti vittime di quella che in un altro articolo ho chiamato “società immediata”. Corriamo verso obiettivi che spesso non abbiamo nemmeno scelto noi. Mangiamo veloce, camminiamo veloce, amiamo veloce, dimentichiamo veloce. Abbiamo perso la capacità di sostare.

Questo libro nasce come un freno a mano tirato in corsa. È un atto di ribellione dolce. Mentre scrivevo, sentivo l’esigenza fisica di creare spazi bianchi tra le parole, di lasciare che il respiro tornasse al suo ritmo naturale. Le riflessioni che trovate nel libro non sono nate nel caos, ma sono il frutto di una conquista faticosa: la conquista del tempo. Vi invito a rallentare non perché la lentezza sia una moda (lo “slow living” di cui tutti parlano), ma perché è l’unico modo per vedere davvero.

Avete mai provato a guardare il paesaggio dal finestrino di un treno ad alta velocità? È tutto una striscia indistinta di colori. Verde, grigio, azzurro. Non distinguete l’albero, la casa, l’uomo che cammina nel campo. Ecco, la nostra vita rischia di diventare quella striscia indistinta. Arriviamo alla fine del giorno (o alla fine della vita) e ci chiediamo: “Cosa ho visto davvero?”. Il mio libro vi chiede di scendere da quel treno. Di mettervi a camminare. Di fermarvi a guardare una crepa nel muro, un fiore che cresce nell’asfalto, l’espressione di un passante. Vi chiede di recuperare la risoluzione dell’immagine, la grana della realtà.

Osservare con occhi nuovi

“Non pettinarti prima di partire” è, in essenza, un manuale di osservazione. Ma non l’osservazione scientifica, fredda e distaccata. Parlo di un’osservazione partecipata, emotiva. Quando dico “osservare”, intendo “lasciarsi toccare”. Nel libro racconto di come la mia vita abbia preso un senso diverso proprio attraverso la poesia, regalandomi un nuovo punto di vista. Questo punto di vista è accessibile a tutti, non serve essere poeti di professione. Serve solo la volontà di togliersi gli occhiali dell’abitudine.

L’abitudine è il nemico mortale della meraviglia. Ci fa dare tutto per scontato. Il caffè la mattina, il bacio di chi amiamo, il tramonto. “Sì, è il sole che scende, l’ho visto mille volte”. No, non l’hai visto mille volte. Hai visto questo tramonto una volta sola, perché non tornerà mai più uguale. In queste pagine cerco di guidarvi a riscoprire lo straordinario nell’ordinario. Vi invito a guardare le vostre mani come se le vedeste per la prima volta. A guardare la vostra città non come uno sfondo inerte, ma come un organismo vivo che vi parla.

Osservare significa anche ascoltare il silenzio. Significa notare le assenze. Significa capire cosa non viene detto in una conversazione. È un esercizio di presenza radicale. Se siete preoccupati per il futuro o nostalgici del passato, non state osservando: state proiettando. Il libro è pieno di piccoli esercizi di realtà, mascherati da poesie o riflessioni brevi. Sono tentativi di ancorarvi al “qui e ora”, l’unico tempo che possediamo davvero.

Cosa significa davvero “Partire”

Ma arriviamo al cuore del titolo. Cosa intendo per “partire”? E perché non dovremmo pettinarci prima di farlo? La partenza di cui parlo in questo libro non è quella turistica. Non serve il passaporto, non serve il biglietto aereo, non serve la valigia Samsonite. Parlo della partenza interiore.

“Partire”, nel mio vocabolario poetico, significa avere il coraggio di lasciare andare ciò che non siamo più. Quante volte restiamo ancorati a vecchie definizioni di noi stessi? “Io sono quello timido”, “Io sono quello che fallisce sempre”, “Io sono quello che deve accontentare tutti”. Queste sono zavorre. Sono porti sicuri, forse, ma sono porti dove l’acqua ristagna e puzza. Partire significa sciogliere gli ormeggi. Significa dire: “Forse non sono più quella persona”.

La partenza interiore è un movimento dello spirito. È la decisione di spostarsi dal lamento all’azione, dalla paura alla curiosità, dal giudizio alla comprensione. E qui sta il punto del “non pettinarsi”. Quando decidiamo di fare questo viaggio dentro noi stessi, quando decidiamo di cambiare prospettiva, non dobbiamo aspettare di essere perfetti. Non dobbiamo aspettare di aver risolto tutti i nostri traumi, di aver letto tutti i libri giusti, di avere il conto in banca pieno o la casa in ordine. Se aspettiamo di essere “pettinati” per partire, non partiremo mai.

Bisogna partire spettinati. Bisogna partire con le proprie ferite aperte, con i dubbi che ci ronzano in testa, con la paura che ci trema nelle gambe. Bisogna partire così come siamo. L’autenticità è il bagaglio più leggero e utile che ci sia. Nel libro esploro proprio questo concetto: la bellezza dell’inizio imperfetto. Vi racconto di come io stesso ho dovuto imparare a lanciarmi senza rete, a scrivere senza sapere dove mi avrebbe portato la frase successiva, a vivere senza la garanzia del lieto fine. “Partire interiormente” significa trasformarsi intimamente. Significa dissotterrare quella capacità interiore di stupirsi e di cambiare che avevamo da bambini e che abbiamo sepolto sotto strati di cinismo adulto.

È un viaggio complicato? Sì. Come scrivo nella presentazione: “In questo viaggio complicato dentro il tutto, ti inabisserai fino al cuore della domanda: perché?”. Non vi prometto risposte facili. Vi prometto che la domanda “perché?” diventerà la vostra bussola. E viaggiare con una bussola, anche in mezzo alla tempesta, è meglio che restare fermi a guardare la pioggia dalla finestra.

Un libro per chi cerca parole vere

Allora, per chi è ideale questo libro? Chi dovrebbe tenerlo sul comodino? Non è un libro per tutti. Lo dico con serenità. Se cercate solo intrattenimento leggero per spegnere il cervello, “Non pettinarti prima di partire” vi annoierà o vi irriterà. Perché vi chiede di accenderlo, il cervello, e soprattutto di accendere il cuore.

È un libro ideale per chi è stanco delle parole di plastica. Per chi è stanco dei discorsi preconfezionati, degli slogan motivazionali che si sciolgono come neve al sole alla prima difficoltà. È pensato per chi cerca parole vere. Parole che abbiano un peso, una consistenza. Parole che nascono, come le mie, “da ciò che ho vissuto, ma anche da ciò che immagino e sogno”. È per chi desidera immergersi in un mondo poetico. Non nel senso di un mondo fatto di nuvole rosa e violini, ma un mondo dove ogni cosa ha un’anima, dove il dolore ha una dignità, dove la gioia è una conquista.

È una lettura per chi vuole lasciarsi trasportare da emozioni sincere e profonde. Io non ho filtri quando scrivo. Se sono triste, lo scrivo. Se sono estasiato, lo scrivo. In questo libro troverete la mia umanità esposta senza vergogna. E spero che, leggendo la mia, possiate riconoscere e abbracciare la vostra. È per il lettore sensibile, quello che magari si sente un po’ fuori posto in questa “società immediata”, quello che si ferma a guardare la luna anche se è in ritardo. Se ti sei mai sentito “troppo” — troppo emotivo, troppo riflessivo, troppo intenso — questo libro è casa tua. Qui il “troppo” è la misura giusta.

Vivere con consapevolezza (restituire bellezza)

Tutto questo si riassume in una parola chiave: consapevolezza. Il mio invito è a vivere con maggiore consapevolezza. Non essere passeggeri distratti della propria esistenza, ma piloti attenti. O meglio, esploratori curiosi. Scrivo per “restituire bellezza e verità”, e questo libro è il mio tentativo più compiuto di farlo. La bellezza che cerco di restituirvi non è quella estetica, ma quella etica. È la bellezza della connessione. Quando leggete una pagina e pensate “Ah, ma allora non sono solo io a sentirmi così!”, in quel momento accade un miracolo. La solitudine si spezza. Si crea un filo invisibile tra me e voi. Questa è la bellezza.

La verità che cerco di restituirvi è che la vita è complessa, a volte dura, ma incredibilmente ricca se abbiamo il coraggio di guardarla in faccia senza pettinarci prima. È un invito a togliere le maschere. A smettere di recitare un ruolo. A cosa serve essere il “manager di successo”, la “mamma perfetta”, il “partner ideale”, se poi dentro ci sentiamo vuoti? “Non pettinarti prima di partire” vi sussurra all’orecchio che potete essere semplicemente voi stessi. Spettinati, imperfetti, in viaggio. E che va bene così. Anzi, che è magnifico così.

E ora? Cosa stai aspettando?

Ho cercato di spiegarvi l’anima di questo libro, ma le parole che usiamo per descrivere un libro non saranno mai il libro stesso. L’unico modo per capire davvero se questo invito fa per voi è accettarlo.

Immaginate di avere questo libro tra le mani. Immaginate di aprirlo a caso, una sera, mentre fuori piove o mentre il sole tramonta. Immaginate di leggere una frase che sembra scritta apposta per voi, in quel preciso momento della vostra vita. Ecco, questo è ciò che vorrei che accadesse.

Non voglio solo vendervi una copia. Voglio che questo libro diventi un compagno di viaggio per voi. Uno di quegli oggetti che si tengono in borsa, che si sottolineano, che si riempiono di orecchie alle pagine, che si macchiano di caffè. Un oggetto vivo.

Quindi, la mia domanda è: cosa stai aspettando? Se senti che è arrivato il momento di partire, di mollare gli ormeggi interiori, di smettere di preoccuparti della pettinatura e iniziare a preoccuparti della direzione… allora forse questo libro ti stava aspettando.

Non limitatevi a cliccare un pulsante anonimo. Andate nella mia pagina Contatti. Scrivetemi. Prenotate la vostra copia, certo, ma fatelo parlandomi. Ditemi cosa vi aspettate da questa lettura. Ditemi cosa significa per voi “partire”. Chiedetemi info, fatemi domande scomode, condividete un dubbio. Il mio sito non è un negozio, è un luogo di incontro. E io sono qui, dall’altra parte dello schermo, pronto a rispondervi, non come un algoritmo, ma come Giorgio.

“Non pettinarti prima di partire”. Il viaggio inizia ora. E tu, sei pronto a partire spettinato?

Vi aspetto nella pagina Contatti. Dialoghiamo.

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